:: Cavaliere della Nebbia ::
  ultimi post su iobloggo.com Supporta !
scheda blog  aggiungi ai preferiti 

 

Cyrano Factory Comics:

Cyrano Comics


A R C H I V I O
oggi

2008

2007
2006
2005
2004



L I N K S
Cyrano Comics
Didone
Malaluna
Novocaina
luca enoch
Nospezlacatena
Eriadan
Contessina Decadente
Cappelli a Volute Blu
La Dany
Aran, mastro karate
Abres los Ojos
Teina
PAolo Tassotti
L'oscura Lau
Bri
La Giovi
La Ludy
ElTofo
Lex
Stefano Benni
Repubblica della Banana
Nebbiosetto
Did
Nabila
Benedicta
Biuccia
Fratelli d'Italia
Verona Blog
BlackHaru
Os Cavaleiros Do Zo
Fantasy Magazine
Il Kugino Inkazzato
La Rena Domila
Wikizionario Veneto
FataPatata
Jeeko
Finestrella
Elenuzzy
Street Football World
Maky
La Picchia
Therese
l'oscura Chiara



C A T E G O R I E


Recensionidilibri.it




L I N K A M I


Cavaliere Della Nebbia...

RSS 2.0

81903 pellegrini
0 invasori


Username:
Password:





Lightmysite.it promuove il tuo blog sui motori di ricerca con Promoblog!© - fai luce sul tuo blog..."


"


C R E D I T S

Layout: Fedora6, Gimp, Bluefish
by: logo didone
Piattaforma: iobloggo.com
Immagine medusa: Jessica L. Oyhenart - *tattereddreams
Parole:Che Bella Faccia, Daniele Silvestri



Blog testato su IE e su Mozilla.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001


 


AnimeClick

LiberLiber


"Perchè Saint Seiya piace tanto?":



Trovato e adattato dai geni di SaintForum.net

 

Cavaliere della nebbia. Forte e simpatico più di uno zar



martedì, 15 luglio 2008 

Permalink
Libri

colgo l'occasione per  comunicarvi che mi sono arrivati le prime copie del mio "Songs Of Faith and Devotion". Quindi, per chi è stato così di buon cuore da darmi una mano, a breve il libro dovrebbe arrivare a casa vostra. Per chi invece avesse perso il colpo, sappiate che il libro è disponibile in librerie: quindi correte a rimediare!
grazie ancora a tutti per l'appoggio e fatemi sapere cosa pensate del mio lavoro!



mercoledì, 09 luglio 2008 
UNA TARMA DI NOME FIRMINO

Permalink
Varie

Riporto, paro paro, da Repubblica — 04 giugno 2008, pagina 50,   sezione: CULTURA. Sono parecchio indignato…

marta la tarma

è stato il successo editoriale dell' anno: bestseller negli Stati Uniti, diritti stravenduti alla Fiera di Francoforte, protagonista alla Fiera di Torino e quasi 50 mila copie vendute in poche settimane dall' uscita in Italia per Einaudi. E Firmino, folgorante esordio dello scrittore americano Sam Savage, si arricchisce ora di un nuovo capitolo. Abbiamo scoperto che proprio Firmino ha moltissime analogie con il romanzo La bibliotecaria di Claudio Ciccarone, pubblicato nel 2000 da Guida editore. E se da una parte l' autore, giornalista Rai e vincitore nel 2002 del Premio Ilaria Alpi, non ha nessuna remora nel parlare esplicitamente di plagio, dall' altra è abbastanza evidente, raffrontando i due libri, che ci siano delle fortissime analogie sia a livello di trama che a livello testuale. Entrambi i protagonisti sono animali - Firmino un topo e Marta, la protagonista de La bibliotecaria, una tarma - che si nutrono di libri, così facendo li leggono e ad un certo punto entrambi capiscono che non si devono distruggere e allora trovano il modo di continuare a leggerli senza rovinarli. Anche le tematiche affrontate fuor di metafora sono incredibilmente simili: in tutti e due si parla di fantascienza, della seconda guerra mondiale, della rivoluzione, della distruzione di un quartiere (il mondo di Firmino) o del mondo (Marta). A colpire anche i moltissimi passaggi che sono (a dir poco) vicini. A partire dagli incipit. Nelle prime pagine di Firmino si legge: «All' inizio mangiavo lasciandomi guidare solo e soltanto dal gusto, rosicchiando e masticando dimentico. Ma ben presto cominciai a leggere. (...) Oh, come mi rammaricai allora di tutti quei buchi spaventosi! (...) Non ne vado fiero». Nelle prime pagine de La bibliotecaria: «All' inizio della mia carriera di bibliotecaria divoravo libri su libri, distruggendo indiscriminatamente fogli e copertine. Ma accadde che un giorno, mentre ero impegnata a triturare finemente un volume... quel sapore mi fece capire che sia i libri, sia gli autori meritano rispetto». In alcuni casi i due protagonisti hanno addirittura gli stessi e inusuali appetiti sessuali, entrambi attratti dalle proprie sorelle: «Lei si ostinava per giunta a tenere la coda alzata, in modo che mi eccitava... impudente e provocante... il suo fondoschiena occupava tutto il mio campo visivo» (Firmino, pag. 39); «Erano proprio le mie sorelle ad attrarmi, con i loro corpi sinuosi, le antenne impertinenti, le zampette voluttuose, i culetti vibranti...» (Marta, pag. 35). Difficile sostenere che siano soltanto combinazioni, di passaggi così vicini nei due libri se contano una trentina: forse che Firmino, senza che Savage se ne sia accorto, abbia divorato La bibliotecaria? La possibilità esiste dato che La bibliotecaria risulta tra i libri in catalogo alla biblioteca di Yale dove Savage ha insegnato proprio mentre scriveva il «suo» Firmino. Da un' intervista di William Baldwin, Savage afferma di aver iniziato il suo libro nel 2003 e di averlo terminato nel 2005. Anni dopo, quindi, l' uscita e la catalogazione del libro di Ciccarone alla Yale (che è del 2000). E dalla biografia di Savage sappiamo che lo scrittore americano legge l' italiano. Se non bastasse un' altra strana coincidenza: su Coffee House Press, tra i più seguiti siti letterari americani, quando chiedono a Savage perché abbia scelto come animale un topo lo scrittore risponde: «Non potevo mica scegliere una tarma». E se Savage, che abbiamo cercato via mail, per adesso non risponde, l' autore italiano, promette battaglia: «Sono fermamente convinto del plagio. I miei avvocati intravedono tutti gli elementi per una causa legale, ma ciò che adesso davvero mi interessa è che il mio libro, ormai fuori catalogo, venga ripubblicato e che i lettori scoprano la vera storia di Firmino». -

GIAN PAOLO SERINO



lunedì, 07 luglio 2008 
e non ho resistito...

Permalink
Varie



domenica, 06 luglio 2008 
Visto che mi si cita...

Permalink
Varie

 

premiato da ChiaraScura

e da Mangrovia

"Brillante Weblog" viene assegnato a siti e blog che risaltano per la loro brillantezza sia nei temi che nel design e il suo scopo è di promuovere tutti nella blogosfera mondiale.

Queste sono le regole:

1. Al ricevimento del premio bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog.

2. Scegli un minimo di 7 blog (o di più) che credi siano brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibisci il loro nome e il loro link e avvisali che hanno ottenuto il Premio "Brillante Weblog".

3. (Facoltativo) Esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato e di chi viene premiato nel tuo blog.

Va be'. sono diventato pigro, lo ammetto, ma forse se leggo sempre gli stessi blog un motivo ci sarà...

 

1 Under My Skin perchè "dice le cose come stanno", sono io a non capirlo.

2 Fotografaso perchè mi dà uno sguardo diverso di quello che vivo

3 La sentenza perchè ci voleva un blog futurista...

4 :::IMAGinary:::   perchè amo i suoi "piccoli leoni"

5 *Mai*Dire*Mais* perchè ogni tanto è così fuori in quello che dice che non posso non trovarmici dentro



lunedì, 30 giugno 2008 
Biba 007

Permalink
Varie

La mi nonna è personaggio assai particolare. Se si entra nel suo regno, nulla è consentito che esca dal suo volere. Così la mia Biba, che di natura è empatica e altruista, deve fare le sue per aiutare nei lavori. Sì, perchè non basta la buona volontà. serve anche una buona dose di ingegno e improvvisazione. Appena la nonna si distrae, elencando le innumerevoli magagne che l'età le ha donato, ecco la Biba che si catapulta in cucina di soppiatto, si traveste da nonna e si mette a laurà. Al sopraggiungere della titolare del ruolo usurpato, ecco che la Biba in questione si giustifica dicendo che quasi termina ha e che, quindi, a nulla servirebbe l'entrata in campo della più esperta nonna.

Dite che l'ho un po' romanzata? Allora guardate il volto della mia piccola consorte mentre mi addita con un perentorio "no far el mona che la nona la se ne incorze!"

smamma, mona!

 

Ora credete, brutti Tommaso che non siete altro?

 

 



martedì, 24 giugno 2008 
Festival delle Idee

Permalink
Cyrano Comics

il 27, 28 e 29 giugno, questo weekend insomma, io e il resto della Cyrano F.C. siamo al Festival delle idee di San Giovanni Lupatoto (VR). se vi va di fare quattro chiacchere, di partecipare al laboratorio di fumetto, di visitare la mostra delle nostre opere, fate un salto, dalle 18 alle 24: saremo lì a disegnare per voi. Ecco il volantino anche della manifestazione.
Vi aspettiamo numerosi!
 


ps.lo so, è un post dislessico, ma lo studio mi sta uccidendo...

ps del ps.grazie Kugino: l'ho detto che sono dislessico...



venerdì, 20 giugno 2008 
Pallastrada - Cap. 8 - L'angelo del panino (Parte Seconda)

Permalink
Pallastrada

san balòn

Matteo, che stava leggendo inconsciamente ad alta voce, non trasse nemmeno respiro, mollò quel che restava del panino, cosa del tutto assurda per lui, e corse a perdifiato verso il baracchino dell’ambulante. Doveva trovare “l’angelo del panino”, conoscerla, parlare con lei, capire…capire tutto! Stavano andando bene? Avevano speranze? Ma anche cose più futili, tipo, come facevano a sapere tutto su di lui, su di loro? Avevano delle spie? Dei sorveglianti? Non che lui avesse la fobia da “grande fratello”, ma si sarebbe un attimo contenuto in certi suoi atteggiamenti, diciamo così, personali…
Quando giunse al chiosco, il grosso della gente era scemata, ed erano rimasti i soliti junkie del lubrificante stravecchio. C’era da aspettarselo. Al solito “l’organizzazione” agiva nell’ombra e nell’ombra voleva restare. Ma Matteo aveva già scordato la biondina con il grembiuli a pois: doveva avvisare i suoi compagni. L’incontro era vicino e loro dovevano trovare l’affiatamento che era mancato contro le lucertole, come gli aveva fatto notare Marco, e la cosa migliore per questo era fare una partita. Sì, ma con chi?
Non era così facile trovare un avversario degno di tal nome, lo sapeva bene. C’è da sempre una grande differenza tra l’allenamento e una vera partita. Scattavano cose diverse, si creavano situazioni diverse, si scatenavano emozioni diverse. E poi un’altra cosa: ci volevano cento partite per cementare una squadra, ma poteva bastare una sola partita per cementare un gruppo, ed era a questo che Matteo puntava. Non aveva l’esperienza necessaria, non aveva nemmeno abbastanza tempo per aspettare che l’amicizia creasse un legame vero, come quello che c’era tra i reduci di guerra. Ogni volta che si ripeteva questa frase, ogni volta che la proclamava in pubblico si sentiva un po’ scemo. O forse anche no, ma gli suonava sempre un po’ esagerato come paragona. Ci credeva, sapeva quanto fosse vero, quanto una partita fosse in tutto e per tutto simile a una battaglia, ma non riusciva a trovare le parole, non riusciva a rendere quanto provava, non riusciva rendere partecipi i suoi compagni a tutto questo. Forse era per quello che marco sembrava sorpresa. Forse non era un allenatore che sarebbe servito loro, non solo o non precisamente almeno. Era necessaria una guida, un maestro, ma soprattutto un oratore, una figura come quei predicatori televisivi che sono in grado di farti credere l’impensabile. Non era certo fede quello che serviva a Matteo, ma in fondo neanche quei ciarlatani la “vendevano”, ma era qualcosa di simile. Fiducia, ecco la parola magica. Fiducia in se stessi e negli altri, nel gruppo. La fiducia, l’affiatamento erano il dodicesimo giocatore in campo, il jolly, quello che valeva più di un asso, di un fuoriclasse.

Fece ancora qualche passo e si ritrovò nuovamente di fronte allo spiazzo in cui giocavano i bambini. Si sedette e notò il pezzo di panino che aveva buttato. Si sentiva male due volte: una per aver gettato del cibo in quella maniera, per averlo sprecato, con tutte le prediche che aveva subito nel tempo da sua madre e da sua nonna, e poi perchè…perché si era scordato di prenderne un altro. Aveva una fame terribile già prima e il nervosismo per la situazione aveva ingrandito il buco nello stomaco. Se avesse avuto un panino tutto sarebbe stato più chiaro. Invece l’unica cosa di cui era sicuro era che il cerchio si chiudeva: per trovare l’affiatamento ci voleva tempo o, in alternativa, una causa scatenante. O, infine, di un allenatore. Come quel vecchio seduto sulla sua stessa panchina, vestito da un mucchio di stracci sovrapposti che non cambiava da un bel po’, a giudicare dell’odore che Matteo, nonostante fossero all’aperto, cominciava a trovare insopportabile. Eppure, nonostante fosse l’emblema del barbone, i bambini sembravano non averne paura. Anzi, correvano a turno vicino alla panchina, ignorando completamente il portierone e pendendo dalle labbra del clochard.
-Piccoletto. Perché sei così ingrugnato?
-Quello là è grande e grosso e fa il gradasso, Mistero- cominciò “Piccoletto”, sul punto di piangere.- Mi spinge sempre via e poi mi fa tutte quelle finte. Non è giusto: lui è più grande!
Il vecchio guardò brevemente il gradasso, che come da copione se la rideva con i compari indicando forzatamente in direzione del ragazzino.
-“Tutte quelle finte”? Sai, “Piccoletto”: solo perché lui è un tuo avversario non è detto che tu non possa imparare da lui.
Poi, facendogli un gesto benevolo sulla testa, riprese serio.
-Invece di piangere, guardalo bene. Cadi se ti spinge, ma guardalo bene.
Il bambino ripartì confuso

Matteo lo guardavo gonfio di tenerezza: quante volte lui si era trovato nella stessa situazione! Ma aveva imparato ad uscirne da solo. Piccoletto, invece, aveva questo “Mistero”, il cui nome, evidentemente, derivava dal fatto che non diceva mai cose concrete, ma solo vaghe, misteriose. Se bastava questo per essere un “coach”, non sarebbe stato difficile entrare nella parte, anche se sperava non fosse necessario, e che non avere più necessità di pensarci. E poi, quel punto, era curioso di vedere come “piccolo lui” se la sarebbe cavata.
Il gioco riprese e il Gradasso ricevette subito la palla dai compagni. Dribblò un avversario e poi si trovò di fronte a piccoletto. Una finta, uno spintone e il microdifensore era di nuovo a terra, con gli occhi gonfi di lacrime. Ma poi gettò uno sguardo verso il barbone che lo squadrava severo. Piccoletto, come folgorato, si drizzò e si asciugò le lacrime, pronto a lottare. Di seguito, la scena si ripetè di nuovo e di nuovo. Ma ad un certo punto qualcosa cambiò: Piccoletto si era accorto di qualcosa che a Matteo era parso lampante: il Gradasso ripeteva sempre la stessa finta, scartando verso destra e poi penetrando a sinistra, movimento che spesso finiva per farlo cozzare con il difensore a causa delle dimensioni e delle movenze non certo aggraziate del ragazzetto. Così, quando gli fu davanti per l’ennesima volta, il Piccoletto attese che il Gradasso accennasse una finta per entrargli in tackle scivolato sul piede più distante, strappandogli di netto il pallone e facendo crollare il ragazzone. La prima di una lunga serie di sconfitte.
Dopotutto il clochard aveva ragione: bisogna guardare attentamente l’avversario per capire la sua ripetitività, il punto debole, senza lasciarsi distrarre dalla collera o dalla furia agonistica. In fondo non era stato un consiglio poi tanto male e in più lasciava modo al ragazzo di trovare da solo il modo di uscire dall’inghippo.
Forse…ma la domanda gli morì sulle labbra. Quando Matteo si voltò il barbone non c’era più.
-Ma dov’è andato?- si chiede ad alta voce.
-Mistero- gli rispose Piccoletto.